Cultura&Turismo Culturale

Un sito

di

Paolo Miccichè

Aggiornato

Giovedì

30 Luglio 2018

Manualetto verdiano. Istruzioni per l'uso in un prologo e 4 atti

di

Paolo Miccichè

 

"Un giorno ho ricevuto una telefonata del M° Muti per dirmi che era una delle sintesi migliori che avesse letto su Verdi. "Maestro" - risposi - "mi sento come un parroco chiamato dal Papa..."

THE SCENOGRAPHER

PAOLO MICCICHE'

SPECIAL ISSUE

Seconda edizione, questa volta con link a video e foto gallery che la rivista The Scenographer mi ha dedicato.

E' in lingua inglese e si può acquistare al link qui sotto

IL BLOG DEL SITO

 

Discussione aperta su tematiche inerenti all'Opera:

 

- Insegnamento

- Crisi dei Teatri

- Storia dell'Opera

- Nuovi repertori

 

una specie di diario,

ma non proprio

notizie, riflessioni, paradossi, idee, innovazioni, progetti sull'Opera Lirica

e anche su.....altro

In questa sezione mi occupo di un tema che sto approfondendo da molti anni:

Cultura&Turismo Culturale, un binomio che non convince tutti ma è un dato di fatto che essi siano collegati e che senza uno anche l'altro non possa essere efficace. Inoltre il Turismo culturale può diventare una grande risorsa anche per la conservazione e la rivalutazione di molti siti e opere d'arte.

Non si capisce infatti perchè, contemporaneamente al "coltivarsi" a livello personale non si possa - in un Paese come l'Italia - anche dedicarsi a come la nostra millenaria Cultura e quello che ci ha lasciato, possa essere un formidabile volano economico ed occupazionale.

Perchè un aut-aut e non un et-et?

Qui sotto troverete la prima bozza di un libretto sul Turismo Culturale che propongo come base di riflessione ma anche come base operativa "politica". E troverete anche una lettera aperta a Tomaso Montanari, un intellettuale lucidissimo che rappresenta un punto di riferimento per chi voglia ragionare ed elaborare soluzioni nel campo della cultura e della politica culturale

 

E' una trattazione a pannelli – alcuni parzialmente sovrapposti – che cerca di individuare un primo orientamento di base in questa materia.Si spazia da precisazioni terminologiche a considerazioni di carattere politico (l’importanza di una gestione pubblica e in parte centralizzata) a considerazioni sulle nuove realtà con cui rapportarsi e sui settori su cui agire per migliorare il risultato complessivo.

Un punto di partenza quindi sintetico e parziale che possa servire da base per ampliare il discorso, con contributi ed interventi specialistici nei vari settori.

 

Chiunque voglia contribuire scrriva una mail a

paolomicciche@gmail.com

 

 

INDICE DEI TEMI

 

•Premessa

 

•Cambiamenti epocali: V.V.V. Velocità, Vastità e Valori

 

•Il primato dell’Italia

 

•Turismo - Cultura - Turismo Culturale

 

•Turismo Culturale

 

•Informazione

 

•Centro Servizi Nazionale per le Arti e la Cultura

 

•La differenziazione dei flussi

 

•Un nuovo aspetto: il turismo differenziato

 

•Le nuove tecnologie: il visual show

 

•I Musei virtuali e il Merchandising a distanza

 

•Conservatori e Accademie di Belle arti

 

•Il Teatro d’Opera

 

•Fondi europei

 

•Artigianato, Enogastronomia e Moda

 

•Un euro investito nella Cultura

 

•Vettori di viaggio e servizi

 

•Tour operator

 

•Residenze in Italia come creatrice di ambasciatori

 

•Finanziare il mantenimento del patrimonio artistico

 

•Perché la Spagna?

 

Totò vende la Fontana di Trevi ad un italo-americano. Una metafora di tante cose...ognuno cerchi il significato che preferisce. In questo caso loro scherzano, altrove lo fanno meno.....

"La Cultura ha sul resto dell'Economia

un effetto moltiplicatore pari a 1,8:

in altri termini, per ogni euro prodotto dalla cultura,

se ne attivano 1,8 in altri settori. "

Rapporto 2016 IO SONO CULTURA

Piccolo commento

questo rapporto tra investimento e produttività (1-1,8€)

è ormai acclarato da almeno un decennio.

L'investimento pubblico in Cultura è invece sceso.

Forse c'è qualcosa che non va....

FAKE ART? FORSE, DIPENDE COME E' FATTA

Caro Montanari, c’è Fake e Fake

di Paolo Miccichè

La pubblicazione sul “Fatto” del 10 Luglio - con richiamo in prima pagina - di un lungo servizio di Alessia Grossi intitolato “Fake Art” impone alcune riflessioni, essendo stato io stesso un pioniere in questo settore. L’articolo è corredato da un’intervista a Tomaso Montanari, assai critico su questa nuova forma di proposta dell’arte in declinazione “virtuale”. Se però nello specifico mi ritrovo per larga parte d’accordo, egli stigmatizza solo una delle possibili modalità realizzate con la “virtualità”; ma ve ne sono altre, a mio parere decisamente più appropriate e coerenti.

 

Un paragone lo si potrebbe fare con la musica registrata. Un tempo il disco era per lo più un surrogato di un’esecuzione dal vivo: un misto tra funzionalità e memoria storica. Oggi la registrazione (youtube, cd, ecc) ha un valore a sé stante e ci porta verso un'altra modalità di fruizione, complementare a quella “live”.

 

Allo stesso modo la fruizione museale è cosa ben definita ma le potenzialità di quella virtuale possono essere un grande aiuto, sia per aumentare la qualità di quanto si definisce “cultura di massa” che come risorsa innovativa a disposizione degli stessi studiosi.

 

Ecco qualche esempio. Insieme all’amico e storico dell’arte Stefano Zuffi, abbiamo analizzato il “Giardino delle delizie” di Bosch attraverso un file digitale ad altissima definizione riprodotto su un monitor 4k. Il risultato è stato sorprendente ed emozionante, proprio perché la visione ha raggiunto un livello alternativo e complementare a quello di una visita al Prado. In quest’ultima, l’opera di Bosch si presenta nella sua potente fisicità ma con alcune limitazioni: l’impossibilità di vedere il trittico prima chiuso e poi aperto e il limite fisico di non potersi avvicinare e cogliere il ricchissimo tessuto di immagini, con combinazioni pressoché infinite attraverso sempre nuove inquadrature parziali che diventano così, quasi ulteriori dipinti autonomi. Altro limite è poi l’incapacità fisica dell’occhio umano a cogliere alcune sottilissime sfumature di dettaglio.

Eccoci quindi di fronte al monitor. Il “Giardino” ci scorre davanti con una potenza di particolari che ci fa dubitare di averlo davvero mai visto prima di oggi nella sua pienezza. Zuffi fa notare come questa visione ci conferma che Bosch abbia usato una camera ottica per dipingere il quadro e che noi lo stiamo osservando come solo l’autore – e forse il committente – prima d’ora lo avevano potuto vedere. Inoltre egli è in grado persino di individuare i ripensamenti del pittore, ora palesemente evidenti.

Nelle settimane successive torno appositamente al Prado per godere appieno della ricchezza raggiunta da questi due rivelatori punti di vista combinati. Mi succede però una cosa inaspettata. Rimango a lungo nella sala di Bosch e prima di uscire mi fermo solo per pochi minuti per un necessario tributo a Goya. Non me la sento di ri-affrontare il Prado: troppa gente e, soprattutto, troppi quadri. Come se la visione “verticale” di Bosch avesse appagato e consumato tutta la capacità di “impressionarsi” della mia pellicola visiva. Proseguire nelle centinaia di sollecitazioni visive del Prado mi sarebbe stato impossibile.

 

Su questo punto sarà bene fermarsi un istante per una riflessione sui Musei e sulla Cultura di massa. Si tratta di temi importanti e fondamentali che non si possono banalizzare. Mi limito quindi ai soli titoli: i Musei sono luoghi poco adatti alla Cultura di massa e vi si raccolgono troppe opere d’arte per poterle affrontare con un minimo di consapevolezza nel poco tempo a disposizione, rispetto alla durata del biglietto di ingresso e della permanenza in città. La Cultura di massa è però diventata ora la Cultura tout court. Un tempo ci si poneva il problema di come raggiungere una larga platea senza banalizzare troppo i termini della proposta, ora bisogna porsi il problema di come attuarla nella sua pienezza. Il Virtuale – che io ho sperimentato per primo nell’Opera lirica già vent’anni fa – è una grande risorsa di cui possiamo disporre ma è un Mezzo neutro e come tale dipende solo da noi usarlo bene o male.

 

Ad Orvieto alcuni anni fa realizzammo un primo esperimento chiamato “Teatro, palcoscenico della città”. Al Teatro Mancinelli si rappresentava a loop – quindi più volte al giorno - un Visual Show che avevo creato sul “Giudizio Universale” di Signorelli affrescato in Duomo. In venti minuti - usando sia uno schermo sul palcoscenico che proiettando all’opposto, sui palchi stessi del teatro - veniva concentrato un contributo sia didattico che emozionale per preparare il pubblico alla visita alla Cappella, distante solo poche centinaia di metri.

Ci eravamo accorti, con Enrico Paolini e Davide Broccoli, di quanto fosse sommaria la continua processione di turisti che di corsa entravano, rimanevano soggiogati dalla bellezza degli affreschi ma ne uscivano poi altrettanto di corsa, più frastornati che davvero nutriti da quanto avevano visto. Questo Visual show, ad “induzione” rapida, permetteva loro una visita già orientata, sia nella logistica della complessa opera di Signorelli che nella individuazione emotiva di alcuni nessi fondamentali. L’esperimento riuscì pienamente e fu ripetuto l’anno successivo per due mesi nella chiesetta sconsacrata posta al lato della Cattedrale. Si esaurì poi per la poca “italica” lungimiranza di alcune istituzioni preposte, non certo per mancanza di utilità o di apprezzamento.

 

Un’altra applicazione “propedeutica” - a maggior ragione in Italia dove spesso i Musei non sono stati creati con quello scopo ma sono Gallerie di Corte oppure ricavati all’interno di palazzi storici - è quella del Museo Virtuale: pochi quadri, riprodotti ad altissima definizione, con la possibilità di “navigare” al loro interno e che ogni giorno ricreano – in luoghi lontani – un diverso museo o galleria italiana. Pochi pezzi perché l’attenzione è limitata e la “presa” dell’attenzione può avvenire solo per quantità limitate ed emblematiche. Come abbiamo notato per Bosch, questa visione può portare ad una fruizione complementare e preparare degnamente la visita al dipinto originale.

 

Ecco qui solo alcuni spunti, con i quali spero di avere almeno rimesso in discussione una potenzialità che ritengo molto importante non disperdere. In questo senso, non fanno certo bene certe declinazioni virtuali di cui anche l’articolo parla: ampi pannelli generici a risoluzione troppo bassa e senza uno studio di comunicazione adeguato; si rischia così di tornare al punto di partenza: una visione distratta, superficiale, in cui si rimane sedotti dalla confezione ma che, alla fine, non produce un attecchimento del seme. Un tema questo che va però ripreso e approfondito quanto prima.

Ne va della nostra Cultura, del Turismo culturale che ne deriva e dei posti di lavoro ad esso connessi: quelli relativi all’indotto e quelli più specifici dove grafici, registi, musicisti, allestitori e produttori si devono interfacciare con gli storici dell’arte alla ricerca di una nuova modalità di presentazione e valorizzazione dei nostri tesori nazionali, unici al mondo.

 

 

OpeRA

ET

LABORA